Romanengo

LA ROCCA
Castrum Rumenengi

Visita romanengo

La fondazione del borgo franco di Romanengo risale all’anno 1192 come luogo strategico posto al confine nord-occidentale del territorio cremonese, con la finalità di controllare il deflusso delle acque dirette verso Cremona, che di lì a qualche decennio avrebbero costituito il Naviglio civico.

Sorto su un piccolo dosso, il castello andò via via organizzandosi e popolandosi aggiungendo nel tempo nuove strutture a quelle già esistenti. Intorno alla metà del XIII secolo vi venne edificata la chiesa castrense intitolata a S. Giorgio, mentre sempre all’interno del castrum trovarono collocazione la Domus Communis, ossia la sede comunale, nonché l’hospitalis Sancti Bartolomei, luogo di accoglienza e di assistenza per viandanti e pellegrini.

Nella seconda metà del secolo XV si mise mano a importanti lavori di rifortificazione per volere di Francesco Sforza, duca di Milano. Sicché il castello di Romanengo ebbe una nuova cinta muraria merlata ed una nuova rocca, forse in parte edificata su quella precedente.

Le mura vennero demolite intorno alla metà dell’Ottocento, ma ne sono visibili ancora alcuni tratti, mentre quel che rimane della rocca sforzesca, già trasformata nel secolo XVIII in azienda agricola e alla fine del XIX secolo in casa di riposo, si affaccia al margine orientale del dosso.

Le visite guidate domenicali riprenderanno a settembre.

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Romanengo

nei dintorni di romanengo

Il Pianalto di Romanengo, ampio circa 9km, è ciò che resta di un fenomeno geologico antichissimo che ha determinato un innalzamento della crosta terrestre al di sopra del livello della pianura. Il sito è di particolare interesse geologico grazie alla presenza, su tutta l’estensione, di particolari tipi di suolo assenti nelle aree circostanti che si sviluppano normalmente in condizioni climatiche tropicali, molto diverse da quelle della Pianura Padana.

Per questo motivo, nel 2000, la Comunità Europea ha definito il pianalto come “l’ultima evidenza morfologica delle dinamiche geologico-strutturali che testimoniano dell’avvenuta indentazione tra la catena alpina e la catena appenninica” e luogo fondamentale per la conservazione e la tutela della biodiversità sul continente europeo”. Da allora, rientra nel novero dei Siti di Interesse Comunitario (SIC).